{"id":956,"date":"2014-11-01T16:36:57","date_gmt":"2014-11-01T15:36:57","guid":{"rendered":"http:\/\/macchiavalfortore.info\/?page_id=956"},"modified":"2016-07-31T16:47:13","modified_gmt":"2016-07-31T14:47:13","slug":"i-macchiaroli-nel-mondo-2008","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/macchiavalfortore.info\/?page_id=956","title":{"rendered":"i Macchiaroli nel mondo"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/macchiavalfortore.info\/wp-content\/uploads\/2014\/11\/MacchiaGrouprsmall.jpg\" target=\"_blank\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-958 size-medium\" src=\"https:\/\/macchiavalfortore.info\/wp-content\/uploads\/2014\/11\/MacchiaGrouprsmall-300x224.jpg\" alt=\"MacchiaGrouprsmall\" width=\"300\" height=\"224\" \/><\/a>I racconti di coloro che hanno dovuto lasciare la propria terra sono sempre pieni di malinconia. E cos\u00ec, tra le lacrime, a Macchia Valfortore (Campobasso) la consegna delle pergamene ai macchiaroli nel mondo, lo scorso 10 agosto, \u00e8 stata impreziosita dalle storie degli emigrati.<\/p>\n<p>Francesco Maddalena, docente all\u2019Universit\u00e0 di New York, \u00e8 stato il primo ad intervenire.<br \/>\n\u201cQuando torno a Macchia \u2013 ha precisato \u2013 faccio prima una visita al Cimitero, a trovare mio nonno e mia nonna. Quest\u2019anno ho portato i miei nipotini per far conoscere loro la terra dove \u00e8 nato il nonno\u201d.<br \/>\nSalvatore Carozza, da 47 anni in Svizzera, si \u00e8 abbandonato ai ricordi. \u201cDimenticare il proprio paese \u00e8 impossibile\u201d ha ricordato alla platea.<br \/>\nGiovanni Cinelli, partito nel \u201957, ricorda la fame di quei tempi, quando la confezione di un abito costava 3.500 lire, si pagava a rate, e lui, che aveva una sartoria con il fratello, doveva attendere il raccolto per avere qualche soldo.<br \/>\nPasquale Giglio, emigrato in Francia, ha acquistato una casa, a Macchia, nella speranza di tornare con i suoi figli.<br \/>\n\u201cSono 45 anni che ho lasciato Macchia per la Svizzera \u2013 ha raccontato piangendo Carmela di Nacci \u2013 e il mio pensiero va ogni istante al mio pap\u00e0, Renato Salvatore, che ha fatto tanti sacrifici. Io avevo quattro anni quando sono partita lasciando per sempre Macchia Valfortore\u201d. E la giovane orologiaia, dalle cui abili mani escono capolavori che valgono anche 150.000 euro, ha ringraziato l\u2019Amministrazione perch\u00e9 \u201cla seconda generazione conservi gelosamente, a memoria futura, il ricordo del sacrificio dei padri\u201d.<br \/>\nZia Antonietta Pizzuto ha raccontato di essere partita nel 1955 e di essere tornata solo quattro volte.<br \/>\nMaria Carmelina D\u2019Elia, stabilitasi a Bologna ha voluto spiegare di non sentirsi un\u2019emigrata, dato che torna ogni anno a Macchia, dove ha portato anche alcuni amici di Rapallo \u201cdiventati macchiaroli pure loro\u201d.<br \/>\nDa Roma Nicolina Santullo \u00e8 tornata indietro con la memoria al viaggio di pap\u00e0 Giovanni, quando lei aveva 7 anni. \u201cAbbiamo portato mio padre quest\u2019anno \u2013 ha aggiunto \u2013 In paese abbiamo una casa, realizzato con tanti sacrifici dai miei genitori emigrati in Germania\u201d.<br \/>\nGiuseppina Russo, 57 anni di emigrazione, prima in Svizzera e poi in Canada, come gli altri, non ha retto all\u2019emozione.<br \/>\nNel 1961 era partita zia Rosaria Colavita in Mignogna.<br \/>\n\u201cQuest\u2019anno \u2013 ha invece riferito orgogliosa Vincenza Di Nacci, sorella di Carmela \u2013 ho portato mio marito e le ragazze per mostrare loro la Terra del nonno e della nonna\u201d.<br \/>\nParticolarmente toccante la testimonianza di Florinda Cifelli, che ha raccontato di essere partita a 25 anni, lasciando in Italia, a Macchia Valfortore, un bambino di tre anni. \u201cCredo che oggi \u2013 ha commentato \u2013 nessuna mamma farebbe un sacrificio tanto grande, lasciare un figlio piccolo per cercare lavoro, per offrirgli un futuro migliore\u201d.<br \/>\nPure ogni anno torna \u201ca casa\u201d Nicola Zingaro, tipografo, da 50 anni in Emilia Romagna.<br \/>\nLungo e \u201ccreativo\u201d l\u2019intervento di Antonio Camapanelli, artista emigrato a Genova, che a Macchia ha inaugurato una personale di pittura presso la struttura polivalente di Protezione Civile, dono del popolo del Trentino. \u201cHo 100 anni \u2013 ha detto con ironia \u2013 anche se all\u2019anagrafe me ne danno solo 80. Avevo solo dieci anni, infatti, quando il mio favoloso nonno mi ha raccontato per filo e per segno i 20 anni precedenti, che io conservo scolpiti nella memoria. Ricordo quando andavamo a cogliere i fichi alle 4 del mattino, cos\u00ec erano pi\u00f9 freschi e gustosi, ed ero ammaliato dalla vista di Carlantino e del fiume Fortore che si illuminava alla luce dell\u2019alba. Ecco, \u00e8 stata quella luce, quel ricordo intangibile che si \u00e8 impossessato del mio cuore, a fornirmi l\u2019ispirazione per i miei quadri\u201d. E Camapanelli ha raccontato di quando \u00e8 partito, nel 1938, senza dimenticare mai il suo paese.<br \/>\nZia Maria Pizzuto all\u2019estero non ci \u00e8 mai andata, ma ha voluto portare il proprio saluto e il ricordo dell\u2019ospitalit\u00e0 data agli emigranti. \u201cRingrazio chi \u00e8 tornato \u2013 ha sottolineato \u2013 e auguro a tutti di poter realizzare i propri sogni, qui a Macchia e ovunque nel mondo\u201d.<\/p>\n<p>da <a href=\"http:\/\/www.unmondoditaliani.com\" target=\"_blank\">www.unmondoditaliani.com<\/a><br \/>\n16\/8\/2008<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I racconti di coloro che hanno dovuto lasciare la propria terra sono sempre pieni di malinconia. 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