{"id":59,"date":"2014-10-16T22:27:09","date_gmt":"2014-10-16T20:27:09","guid":{"rendered":"http:\/\/macchiavalfortore.info\/?page_id=59"},"modified":"2014-10-24T21:10:09","modified_gmt":"2014-10-24T19:10:09","slug":"dal-masciotta","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/macchiavalfortore.info\/?page_id=59","title":{"rendered":"dal &#8220;Masciotta&#8221;"},"content":{"rendered":"<p>&#8220;Il Molise dalle origini ai nostri giorni&#8221;<br \/>\nGiambattista Masciotta &#8211; 1915<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>ORIGINE E DENOMINAZIONE<\/p>\n<p>Questo Comune, le cui origini non risalgono forse al di l\u00e0 del secolo XII, si chiam\u00f2 sempre e semplicemente Macchia, che vale boscaglia, e non prima del secolo scorso aggiunse al proprio nome la qualifica &#8220;Valfortore&#8221; per differenziarsi da Macchia Godena e Macchia d\u2019Isernia che sono nel Molise, nonch\u00e9 da Macchia (Salerno), Macchia (Catania), Macchia Albanese (Cosenza), Macchia Vomano (Teramo) e Macchia (Perugina).<br \/>\nIl Comune non ha stemma.<\/p>\n<table style=\"height: 420px;\" width=\"250\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"2\" width=\"128\">POPOLAZIONE<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>anno<\/td>\n<td>fuochi<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>1532<\/td>\n<td>\u00a0 158<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>1545<\/td>\n<td>\u00a0 157<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>1561<\/td>\n<td>\u00a0 222<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>1595<\/td>\n<td>\u00a0 241<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>1648<\/td>\n<td>\u00a0 188<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>1669<\/td>\n<td>\u00a0 125<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>1795<\/td>\n<td>2.000<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>1835<\/td>\n<td>2.254<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>1861<\/td>\n<td>1.931<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>1881<\/td>\n<td>1.907<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>1901<\/td>\n<td>1.682<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>1911<\/td>\n<td>1.413<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p>NOTIZIE FEUDALI<\/p>\n<p>La notizia pi\u00f9 remota che abbiasi di Macchia risale alla prima met\u00e0 del secolo XV ed \u00e8 relativa al periodo aragonese.<br \/>\nNel 1443 era titolare di Macchia Antonio Colla o de Colle, menzionato in un rapporto diplomatico dell\u2019ambasciatore modenese presso la Corte d\u2019Alfonso I\u00b0 (212).<\/p>\n<p>Nei primordi del secolo XVI, Macchia era feudo della famiglia de Regina, indigena del Reame, nota gi\u00e0 dai tempi normanni, ascritta alla nobilt\u00e0 fuori Seggi, ed assunta poi all\u2019ordine di Malta nel 1664.<br \/>\nEssa famiglia, nel 1559, ottenne il titolo di Conte di Macchia, che ha conservato infino ai nostri tempi nel ramo dei Conti di S. Vincenzo, come meglio sar\u00e0 illustrato nella mon. di S. Vincenzo al Volturno.<br \/>\nI de Regina avevano per arma uno scudo di rosso &#8230;..anda di oro caricato da tre rose di rosso. Dei titolari per Macchia sono cogniti:<br \/>\na) Gaspare, consorte di Lucrezia Caracciolo; erano viventi nel 1520, come \u00e8 dato rilevare dalla leggenda apposta al quadro raffigurante S. Nicola nella locale chiesa parrocchiale. Una loro figlia, a nome Cornelia, fu moglie di Ferrante de Raho, primogenito ed erede di Alfonso nelle baronie di Caccavone e Pietrabbondante, dei quali Comuni diamo le monografie nel III\u00b0 volume;<br \/>\nb) Giovannantonio, in vita nel 1586, e mentovato quale titolare in tale anno dal Mazzella (213).<\/p>\n<p>Nella prima met\u00e0 del secolo XVII, e precisamente nel 1618, Macchia divenne feudo dei Gambacorta, famiglia nobilissima d\u2019origine tedesca, stabilitasi a Pisa nel secolo XII, e signora della citt\u00e0 dal 1347 al 1406. Da essa era uscito il fondatore della Congregazione di S. Maria della Grazia (detta dei Bottizzelli), Pietro da Pisa (1355-1435), asceso poi all\u2019onore degli altari e raffigurato in molte tele di pittori insigni.<br \/>\nI Gambacorta erano venuti nel Reame al tempo degli Angioini, ed avevano vestito l\u2019abito di Malta fin dal 1391. Diedero al feudo di Macchia cinque titolari:<br \/>\na) A<a href=\"https:\/\/macchiavalfortore.info\/wp-content\/uploads\/2014\/10\/Libro.gif\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-334 size-medium\" src=\"https:\/\/macchiavalfortore.info\/wp-content\/uploads\/2014\/10\/Libro-159x300.gif\" alt=\"Libro\" width=\"159\" height=\"300\" \/><\/a>ndrea acquirente nel 1618. Egli erasi incamminato al sacerdozio; ma\u00a0alla morte del padre (Carlo, che nel 1589 aveva avuto con ferito il titolo di Conte sul feudo di Celenza) svest\u00ec l\u2019abito talare, ed eredit\u00f2 i feudi e i titoli paterni. Ebbe in moglie Felicia Spinelli della casa marchionale di Fuscaldo e mor\u00ec nel 1634;<br \/>\nb) Carlo juniore, marchese di Celenza e Conte di Macchia (titolo ricevuto da Andrea suo padre), nel 1641 ottenne il titolo di Principe di Macchia. Egli, quantunque figuri intestatario dei feudi nel 1648 sulla situazione (214), era morto assassinato nel 1647 nelle campagne di Arpaia, mentre vi transitava diretto alla volta della Capitanata.<br \/>\nAndava fuggiasco dopo i moti della Capitale, donde proveniva; e il Capecelatro (che narra con gran copia di particolari il truce delitto) afferma che il principe di Montesarchio fece arrestare gli assassini e fucilarli, provvedendo in pari tempo alla decorosa sepoltura della vittima infelice (215);<br \/>\nc) Pietro, figlio di Carlo e Faustina Caracciolo (erede del marchese di<br \/>\nBrienza). Egli nel 1675 compr\u00f2 per 60 ducati, l\u2019ufficio di Corriere Maggiore: val quanto dire la Direzione suprema delle Poste e delle reali Caccie del Reame. Mor\u00ec celibe il 23 novembre 1681;<br \/>\nd) Francesco, germano di Carlo e zio di Pietro, fu il successore nei feudi e titoli. Mor\u00ec nel 1694.<br \/>\ne) Gaetano, figlio di Francesco e di Eufemia Spinelli, ultimo titolare della stirpe.<a href=\"https:\/\/macchiavalfortore.info\/wp-content\/uploads\/2014\/10\/DOC2.bmp\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-medium wp-image-333\" src=\"https:\/\/macchiavalfortore.info\/wp-content\/uploads\/2014\/10\/DOC2-180x300.bmp\" alt=\"DOC2\" width=\"180\" height=\"300\" \/><\/a><br \/>\nQuesto Principe di Macchia si rese celebre nella storia del Reame, per aver capitanata la famosa congiura che del suo feudo prese il nome di Congiura di Macchia: la quale mise Napoli in sommossa il 23 settembre 1701.<br \/>\nDella congiura esponiamo lo svolgimento e il fine nelle mon. di Campolieto e di Riccia; qui baster\u00e0 accennare che aveva per iscopo di abbattere il governo vicereale spagnuolo, per sostituirlo con un governo autonomo avente a capo un membro della casa austriaca.<br \/>\nL&#8217;azione abort\u00ec per due motivi. L\u2019aristocrazia non era unanime nelle aspirazioni; e il popolo non second\u00f2 l&#8217;iniziativa, memore che al tempo di Masaniello l\u2019aristocrazia aveva affiancato il regime spagnuolo a danno della plebe sollevata.<br \/>\nIl principe di Macchia, del pari che gli altri capi e complici, con sentenza del 19 ottobre stesso anno fu dichiarate reo di fellonia e pubblico nemico (216); ma la sentenza venne pronunciata in contumacia poich\u00e9 egli &#8211; nel frattempo &#8211; era riuscito a porsi in salvo ed a ripararsi a Vienna.<br \/>\nL&#8217;imperatore Leopoldo fece liete accoglienze agli esuli patrizi, e ricolm\u00f2 di onori specialmente il Principe di Macchia, che tutti aveva perduti i beni di fortuna.<br \/>\nGaetano Gambacorta mor\u00ec a Vienna il 27 gennaio 1703, in seguito a polmonite presa uscendo da un ballo a Corte; e con lui si spense il ramo diretto della storica stirpe, poich\u00e9 lasci\u00f2 due figlie, le quali avevano preso il velo monastico.<br \/>\nIl ramo cadetto, ducale di Limatola, si estinse nel 1723 con la morte di Francesco Gambacorta.<br \/>\nDevoluta al demanio nel 1701, Macchia fu esposta in vendita dalla R. Corte ed acquistata da Giuseppe Ceva Grimaldi marchese di Pietracatella, nella cui discendenza rimase in feudo sino all\u2019eversione della feudalit\u00e0.<br \/>\nIl titolo di Principe di Macchia \u00e8 portato al presente dai Caracciolo (Rossi) marchesi di Brienza.<\/p>\n<p>NOTIZIE ECCLESIASTICHE<br \/>\nMacchia Valfortore \u00e8 Comune pertinente all\u2019archidiocesi di Benevento. Comprende una sola parrocchia intitolata a S. Nicola di Bari, che \u00e8 pure il patrono comunale, la cui festa ricorre il 6 dicembre.<br \/>\nLe chiese sono:<br \/>\n&#8211; S. Nicola di Bari : sull\u2019architrave del suo portale \u00e8 incisa la data del 1509. E\u2019 quella di un restauro, oppure della sua prima fondazione? Non se ne sa nulla. L\u2019edificio \u00e8 diviso in tre navi, corrispondenti ad altrettante porte di accesso. La centrale misura m. 23 di lunghezza; ciascuna delle laterali m. 17; per una larghezza complessiva di m. 15 e l\u2019altezza di m. 8. Questa chiesa, fornita di statue quasi tutte del Color&#8230;., conserva un cospicuo ricordo della famiglia de Regina; il quadro su tavola (che adorna il cappellone di S. Nicola), dalla cornice a finissimi intagli e dalle dorature a vecchio oro di zecchini, contenente dodici statuette in altrettanti loculi. E\u2019 un lavoro di pittura e scultura assai pregevole che reca la data del 1520. Sottostante al quadro \u00e8 il corpo di S. Bonifacio martire, traslato da Roma nel secolo XVII. La chiesa era un tempo ricettizia numerata, con nove partecipanti.<br \/>\n&#8211; S. Maria del Bagno : situata a monte dell\u2019abitato, ed all&#8217;inizio di questo. La sua fondazione risale a non oltre il secolo XVII, forse ad iniziativa della famiglia Valentino, che vi eresse una cappellania. Anteriormente al 1743 la famiglia Limongello sostitu\u00ec la famiglia Valentino negli obblighi e nei diritti inerenti alla cappellania. Recentemente e stata riattata, questa piccola cappella, e congruamente decorata.<br \/>\n&#8211; S. Maria degli Angioli : forse la pi\u00f9 antica delle chiese locali, esclusa la parrocchiale. Appartiene al Clero.<br \/>\n&#8211; S. Maria di Costantinopoli : era una vecchia cappella ridotta in pessimo stato; pochi anni fa venne restaurata e rimessa a nuovo a spese del concittadino Paolo Buonsignore.<br \/>\n&#8211; S. Michele : \u00e8 fuori dell\u2019abitato, e versa in rovina per vetust\u00e0 e difetto di manutenzione.<\/p>\n<p>NOTIZIE AMMINISTRATIVE<br \/>\nIl Comune di Macchia Valfortore \u00e8 stato sempre pertinente alla Capitanata. Nel 1799 fu compreso nel Dipartimento del Sangro, e nel Cantone di Dragonara.<br \/>\nNel 1807 fu assegnato al Distretto di Foggia ed al Governo di S. Elia; e nel 1811 venne aggregato al Molise ed incluso nel Distretto (ora Circondario) di Campobasso, restando per\u00f2 sempre nella circoscrizione del Circondario (gi\u00e0 Governo) ed ora Mandamento di S. Elia.<br \/>\nIl Municipio \u00e8 in sede di propriet\u00e0 comunale, negli stabili acquistati nel 1908 dal Conte De La Feld.<\/p>\n<p>COLLEGIO ELETTORALE<br \/>\nMacchia \u00e8 sempre appartenuta alla circoscrizione del Collegio elettorale di Riccia, ad eccezione del periodo dal 1882 al 1891 nel quale fu compresa nel Collegio di Campobasso 1.<\/p>\n<p>AGENZIA DELLE IMPOSTE &#8211; Riccia.<\/p>\n<p>ISTRUZIONE PUBBLICA<br \/>\nIl Comune annovera tre classi elementari maschili e tre femminili, allogate in locali di propriet\u00e0 comunale. La spesa complessiva corrispondente \u00e8 di annue L. 2.850.<\/p>\n<p>POSTA E TELEGRAFO<br \/>\nL\u2019ufficio postale venne istituito nel 1884. Non vi e ancora l\u2019ufficio del telegrafo.<\/p>\n<p>ISTITUZIONI ECONOMICHE E DI BENEFICENZA<br \/>\n&#8211; Monte Frumentario : ha un capitale in grano di tomoli 400, la cui rendita nel 1902 era valutata in L. 397,44 gravata per L. 17,63 di contributo alla Provincia.<br \/>\n&#8211; Congregazione di carit\u00e0 : dispone d\u2019una rendita di circa L. 1.500. Nel 1902 essa ascendeva a L. 1.083,80 gravata per L. 48,07 di contributo alla Provincia.<br \/>\nILLUMINAZIONE PUBBLICA : a gas acetilene, dal 1908.<\/p>\n<p>CIMITERO<br \/>\nFu costruito nel 1841, a distanza di circa mezzo chilometro dall\u2019abitato, su progetto dell\u2019ing. Camillo De Tommaso, con la spesa di 750 ducati. Anteriormente a tale epoca le inumazioni avevano luogo nell\u2019interno della Chiesa e nel terreno alla stessa contiguo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;Il Molise dalle origini ai nostri giorni&#8221; Giambattista Masciotta &#8211; 1915 &nbsp; ORIGINE E DENOMINAZIONE Questo Comune, le cui origini non risalgono forse al di l\u00e0 del secolo XII, si chiam\u00f2 sempre e semplicemente&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":15,"menu_order":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":{"ngg_post_thumbnail":0,"footnotes":""},"class_list":["post-59","page","type-page","status-publish","hentry"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/macchiavalfortore.info\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/59","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/macchiavalfortore.info\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/macchiavalfortore.info\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/macchiavalfortore.info\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/macchiavalfortore.info\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=59"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/macchiavalfortore.info\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/59\/revisions"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/macchiavalfortore.info\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/15"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/macchiavalfortore.info\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=59"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}