{"id":57,"date":"2014-10-16T22:26:41","date_gmt":"2014-10-16T20:26:41","guid":{"rendered":"http:\/\/macchiavalfortore.info\/?page_id=57"},"modified":"2014-10-19T22:23:28","modified_gmt":"2014-10-19T20:23:28","slug":"dal-cerulli","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/macchiavalfortore.info\/?page_id=57","title":{"rendered":"dal &#8220;Cerulli&#8221;"},"content":{"rendered":"<div id=\"attachment_295\" style=\"width: 141px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"https:\/\/macchiavalfortore.info\/wp-content\/uploads\/2014\/10\/M_Cerulli.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-295\" class=\"wp-image-295 size-full\" src=\"https:\/\/macchiavalfortore.info\/wp-content\/uploads\/2014\/10\/M_Cerulli.jpg\" alt=\"M_Cerulli\" width=\"131\" height=\"149\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-295\" class=\"wp-caption-text\">Michele Cerulli<\/p><\/div>\n<p>&#8220;Celenza Valfortore nella cronistoria&#8221;<br \/>\ndr. Michele Cerulli &#8211; 1964<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Macchia Valfortore \u00e8 comune della provincia di Campobasso nella regione Molise, regione d\u2019Italia dal 17\/12\/1963.<br \/>\nMacchia \u00e8 situata su una collina coronata da oliveti e frutteti a 477 metri di altitudine sul livello del mare.<\/p>\n<p>Macchia ha origine antichissima di cui non si \u00e8 per\u00f2 trovata documentazione perch\u00e9 distrutta sicuramente dai barbari che invasero l&#8217;Italia.<br \/>\nE&#8217; un paese trimillenario. Esisteva all&#8217;epoca dei Sanniti con il nome di &#8220;Maccla&#8221; da cui si intuisce che il paese fu fondato in mezzo ad una boscaglia. A conferma dell&#8217;antichissima origine Alessandro Di Meo, nella sua opera storica dal titolo &#8220;Annuali Critico Diplomatici del Regno di Napoli della Mezzana Et\u00e0&#8221;, la situa ai confini del &#8220;Sannio Pentro&#8221; col nome di &#8220;Maccla in finibus Samnii Pentri&#8221;.<br \/>\nIl nome di questa regione deriva dall&#8217;antichissimo popolo del Sannio, denominato Pentro, che abitava il territorio dell&#8217;attuale provincia di Campobasso.<br \/>\nIl &#8220;Sannio Pentro&#8221; aveva per capitale &#8220;Bovianum Vetus&#8221;, l&#8217;attuale Boiano, ed ha avuto questa denominazione anche per distinguerlo dal &#8220;Sannio Irpino&#8221; che comprendeva invece gli antichi abitati delle attuali province di Avellino e Benevento.<\/p>\n<p>Si consideri pure che antichi testi citano che nell\u2019anno 216 avanti Cristo il potente esercito di Roma, comandato dai consoli Paolo Emilio e Terenzio Varrone, diretto a Canne nell\u2019Apulia (oggi provincia di Bari) per combattere contro l&#8217;esercito cartaginese comandato da Annibale, percorrendo la via di Gerione, localit\u00e0 sita tra Casacalenda e Montorio nei Frentani, si accamp\u00f2 nella zona di &#8220;Maccla&#8221;, chiamata dai Romani &#8220;Vallum Lani o Vallum Ianuarii&#8221; e successivamente denominata prima &#8220;Vallo di Giano&#8221; e poi &#8220;Valgennaro&#8221;.<\/p>\n<p>E a Valgennaro furono rinvenuti infatti parecchi oggetti dell&#8217;antica Roma: scheletri di antichi militi romani con a fianco anfore ed altri oggetti e statuette di bronzo proprie dell\u2019epoca.<br \/>\nEd a proposito di Gerione Tito Livio, il pi\u00f9 grande storico del periodo augusteo, scrisse &#8220;Geronio in agro larinati&#8221;, la conferma che Gerione era situata nei pressi di Larino.<\/p>\n<p>I Sanniti erano un popolo forte e bellicoso, anteriore al popolo romano di cui erano accaniti nemici e contro i quali sostennero tre guerre sanguinose (le famose guerre sannitiche) a cui presero certamente parte anche gli antichi giovani guerrieri di &#8220;Maccla&#8221;.<\/p>\n<p>L&#8217;esercito romano, capitanato dal Console Manlio Curio Dentato, nell\u2019anno 275 avanti Cristo sconfisse presso Benevento il valoroso esercito sannitico comandato da Pirro, alleato coi Sauni, coi Laucani e coi Tarentini, e sottomise tutto il Sannio che perdette cos\u00ec la sua unit\u00e0 statale.<\/p>\n<p>Caduta la potenza di Romani nell&#8217;anno 476 dopo Cristo &#8220;Maccla&#8221; pass\u00f2 sotto il comando dei Goti che governarono dal 493 all&#8217;anno 553 dopo Cristo e proprio in quest\u2019anno si svolse un combattimento tra Goti e Bizantini-Greci sulle rive del Fortore, tra &#8220;Maccla&#8221; e &#8220;Celentia&#8221; (Celenza).<br \/>\nI Goti furono sconfitti e &#8220;Maccla&#8221; e &#8220;Celentia&#8221; furono occupati dai Bizantini-Greci.<\/p>\n<p>Nell&#8217;anno 568 i Bizantini-Greci furono vinti dai Longobardi, popolo di vandali, distruttori di paesi, di edifici e di documenti.<br \/>\nDurante l\u2019occupazione dei Longobardi, durata dagli anni 568 al 982, si ebbe l\u2019instaurazione del feudalesimo con l&#8217;avvento dei feudatari.<br \/>\nI Longobardi furono a loro volta sconfitti dai Bizantini-Catapani che occuparono anche &#8220;Maccla&#8221; dal 982 al 1035.<br \/>\nI Catapani, nell&#8217;anno 1035, furono poi vinti dai Normanni che dominarono l&#8217;Italia meridionale dal 1035 al 1196.<\/p>\n<p>Importanti per il Molise e quindi per &#8220;Maccla&#8221; i re normanni Ruggero II\u00b0, Guglielmo I\u00b0 e Guglielmo II\u00b0. Ruggero II\u00b0, quale re delle Puglie e Sicilia, nel 1130 chiam\u00f2 queste due regioni unite col nome di &#8220;Regno delle due Sicilie&#8221; e fra gli altri provvedimenti presi divise il regno in dieci Giustiziareti (le nostre attuali province) e tra questi era compreso lo &#8220;Iustitieratus Capitanatae&#8221; ed lo &#8220;Iustitieratus Molisii&#8221; ossia la provincia della Capitanata e la provincia del Molise.<br \/>\nLa provincia del Molise dur\u00f2 pochi anni tenendo presente che Guglielmo I\u00b0, figlio di Ruggero II\u00b0, salito al trono nel 1154 e chiamato &#8220;il Malo&#8221; per essersi comportato dispoticamente durante il suo regno, per ragioni politiche abol\u00ec la provincia del Molise che perdette cos\u00ec la sua unit\u00e0 diventando &#8220;Contado del Molise&#8221; e venendo aggregato alla provincia della Capitanata. Quindi anche &#8220;Maccla&#8221; fu aggregata alla provincia della Capitanata.<br \/>\nA Guglielmo I\u00b0 successe il figlio Guglielmo II\u00b0, denominato &#8220;il Buono&#8221; che viene citato da Carlo Borrelli, nel suo catalogo dei &#8220;Baroni di Capitanata&#8221;, al capitolo &#8220;Baronis sub Guglielmo II\u00b0 Rege&#8221; (i baroni sotto il re Guglielmo II\u00b0) riporta &#8220;Maccla&#8221; assegnata alla Capitanata col suo signore o feudatario Gualtiero Gentile, con la seguente dicitura &#8220;Dominus Gualtierius Gentilis tenet Macclam quod est feudum unius militis&#8221; (il signore Gualtiero Gentile possiede Macchia che \u00e8 feudo che d\u00e0 solo militi).<br \/>\nChe &#8220;Maccla&#8221; appartenesse alla Capitanata lo asserisce chiaramente anche lo storico molisano Giambattista Masciotta di Casacalenda che pubblic\u00f2 nel 1915 quattro volumi sul Molise e che cita Macchia a pagina 161 del primo volume ed a pagina 210 del secondo volume.<\/p>\n<p>I Normanni furono a loro volta sconfitti da Federico II\u00b0 di Svevia il cui dominio va dal 1196 al 1266 e in questo periodo risulta il nome di &#8220;Maccla&#8221; in un documento di Winchelman dal titolo &#8220;Acta imperii seculi XIII&#8221;.<br \/>\nGli Svevi capitanati da Corradino di Svevia il 23 agosto 1265 furono sconfitti da Carlo d&#8217;Angi\u00f2 a Tagliacozzo in provincia dell&#8217;Aquila.<\/p>\n<p>Gli Angioini governarono il Regno di Puglia e Sicilia dal 1266 al 1381 e Roberto d&#8217;Angi\u00f2, nel 1311, don\u00f2 &#8220;Maccla in Capitanato&#8221; alla moglie Regina Sancia come documentato presso l&#8217;archivio vaticano.<\/p>\n<p>I Durazzeschi successero agli Angioini e governarono dal 1331 al 1444 e durante il regno di re Ladislao di Durazzo, nel 1401, fu redatto un documento dove vengono citate &#8220;Maccla Vallis Fortoris et Celentia in Capitanata&#8221;.<br \/>\nIn questo documento si rileva come re Ladislao concesse in premio anche &#8220;Maccla&#8221; e &#8220;Celentia&#8221; al suo fedelissimo soldato Amelio de Iamvilla per i servizi bellici prestati e ancora che &#8220;Maccla&#8221; apparteneva alla Capitanata.<\/p>\n<p>Nel 1443 era feudatario di &#8220;Maccla&#8221; Antonio Colle o De Colle.<br \/>\nAl governo del Regno di Napoli e Sicilia ai Durazzesi subentrarono gli Aragonesi col re Alfonso di Aragona, dagli anni 1444 al 1501.<\/p>\n<p>Nel 1463 &#8220;Maccla&#8221; era posseduta da Nicola Antonio De Regina.<br \/>\nNel 1482 fu investito del feudo di &#8220;Maccla&#8221; il figlio Francesco De Regina, il cui fratello Antonio De Regina era Consigliere di Re Ferdinando d&#8217;Aragona.<br \/>\nDurante l&#8217;epoca aragonese fu costruito l\u2019attuale palazzo municipale.<br \/>\nDopo gli Aragonesi governarono il Regno di Napoli e Sicilia gli Spagnoli, dal 1501 al 1707 e in questo periodo continu\u00f2 la famiglia De Regina ad essere feudataria di &#8220;Maccla&#8221; il cui ricordo imperituro \u00e8 nella chiesa parrocchiale di S. Nicola esattamente nella cappella di S. Nicola dove \u00e8 stata murata una lapide nel 1520 che ricorda Gaspare de Regina e la consorte Lucrezia Caracciolo con lo stemma gentilizio.<\/p>\n<p>Nel 1559 Giovanni Antonio De Regina ebbe il titolo di conte sopra &#8220;Maccla&#8221; dal re Filippo II\u00b0 di Spagna per servigi prestati in guerra e nel 1577 fu nominato Governatore delle province di Bari e di Otranto.<br \/>\nNel 1597 il figlio Francesco De Regina fu nominato governatore della Calabria da cui nacque il conte Gaspare che generer\u00e0 Giovanni Antonio De Regina, ultimo conte, che vendette il feudo di &#8220;Maccla&#8221;, che ora assunse il nome volgare di Macchia, ad Andrea Gambacorta, marchese di Celenza, che l&#8217;acquist\u00f2 in data 4 marzo 1618.<\/p>\n<p>Il Gambacorta and\u00f2 ad abitare nel palazzo baronale, oggi sede del Municipio, con la moglie Faustina Caracciolo e con il suo primogenito Carlo ed qui nacquero sei figli che sono annotati nei registri parrocchiali.<br \/>\nAd Andrea Gambacorta Macchia deve parecchie innovazioni e trasformazioni. Egli sistem\u00f2 i dintorni del palazzo baronale demolendo le muraglie di tufo che erano a difesa del palazzo stesso e quindi spian\u00f2 il terreno adibito a semina a monte del palazzo costruendovi l\u2019attuale strada diritta, oggi chiamata via Mazzini, che porta alla cappella di S. Maria del Bagno.<br \/>\nFino al 1619 all&#8217;ingresso del palazzo baronale c&#8217;era una piccola porta che permetteva appena il passaggio di un uomo, chiamata dal popolo macchiarolo &#8220;Ca\u00f9ta&#8221;, che Gambacorta fece abbattere sostituendola con una grande porta su cui fece incidere la seguente iscrizione &#8220;Philippo Tertio Regnante Anno Domini 1619 Andrea Gambarcurt Marchio Celentie Portam Munificam Concinnavit viam Directam aperit&#8221; (Filippo III\u00b0 regnante nell&#8217;anno del signor 1619 Andrea Gambacorta marchese di Celenza costru\u00ec una grande porta ed apr\u00ec una via diritta).<\/p>\n<p>In quegli anni Macchia era un abitato molto ristretto, formato dall&#8217;attuale piazza selciata dal Gambacorta e oggi pavimentata con basole e denominata Largo Chiesa.<br \/>\nEsistevano la piazza di sopra, oggi via Roma, la piazza di sotto, oggi via Napoli, e questa era chiusa da un lato dalla porta di S. Nicola, ancora esistente e dall\u2019altro era chiusa dalla porta denominata &#8220;Sporto&#8221;, che fu demolita pochi anni fa essendo pericolante.<br \/>\nEsistevano pure il Vico Terravecchia ed altri vichi come si vedono attualmente.<\/p>\n<p>Col dominio feudale di Gambacorta, durato per Macchia dal 1618 al 1634, furono effettuate le costruzioni di case in via Arena, oggi via Cesare Battisti, e le case del rione Ospedale, oggi via Trento.<br \/>\nAd Andrea Gambacorta successe nel feudo nel 1634 il figlio primogenito Carlo da cui il figlio Pietro. A Pietro Gambacorta per non aver avuto eredi successe lo zio paterno Francesco Gambacorta, quartogenito di Andrea e a Francesco successe il figlio Gaetano.<\/p>\n<p>E Gaetano, ultimo della famiglia Gambacorta, \u00e8 noto nella storia del reame di Napoli per essere stato capo della congiura che prese il nome del suo primo titolo nobiliare, ossia di principe (aveva anche i titoli di conte e marchese), e da qui il nome di &#8220;congiura del principe di Macchia&#8221; ordita contro il Governo vicereale spagnolo.<\/p>\n<p>La rivoluzione scoppi\u00f2 a Napoli il 23 settembre 1701 e vi parteciparono non solo parte dei napoletani ma anche parecchi cittadini di Macchia e Celenza. Dopo tre giorni di combattimenti la rivoluzione fall\u00ec e Gaetano Gambacorta fugg\u00ec da Napoli sicuro che il governo spagnolo lo avrebbe fatto decapitare come fece per molti altri congiurati davanti alla porta di Castelnovio a Napoli. Infatti il Vicer\u00e9 di Napoli, don Luigi della Zarda, fece processare in contumacia gli esuli ed il 10 ottobre 1701 il Tribunale speciale pronunci\u00f2 la sentenza di condanna a morte contro Gaetano Gambacorta e i suoi complici dichiarandoli rei di fellonia e pubblici nemici e come tali ordin\u00f2 anche la confisca di tutti i loro beni.<br \/>\nPer tanto la terra di Celenza col suo Casale di Carlantino e le terre di Macchia e di Colletorto, che facevano parte del patrimonio di Gaetano Gambacorta, furono confiscate e nel 1704 furono vendute all&#8217;asta pubblica nella Regia Camera della Sommaria in Napoli.<\/p>\n<p>Le terre di Celenza col Casale di Carlantino furono comprate da Domenico Mazzaccara, le terre di Colletorto furono comprate dal Marchese Bartolomeo Rota, patrizio di Cremona, mentre le terre di Macchia furono acquistate da Ceva-Grimaldi, marchese di Pietracatella, il cui ultimo erede fu Francesco Ceva-Grimaldi, deceduto senatore a Roma il 21\/11\/1896.<\/p>\n<p>Giunti nel 1800 Giuseppe Bonaparte, re di Napoli e fratello di Napoleone, in virt\u00f9 delle legge 8 agosto 1806, stabil\u00ec la nuova circoscrizione amministrativa del regno di Napoli che venne ripartito in tredici province. Tra queste tredici province comprese in una sola la Capitanata ed il contado del Molise trasferendo il capoluogo di provincia da Lucera a Foggia. Con la legge speciale del 27 settembre 1806 Giuseppe Bonaparte cre\u00f2 la provincia di Molise o Campobasso.<\/p>\n<p>Patrocinatore della nuova e autonoma provincia, distaccata dalla Capitanata, fu Giuseppe Zurlo, nato a Baranello nel 1759, statista e ministro del Governo di Giuseppe Bonaparte, a cui \u00e8 intitolata una strada di Campobasso.<br \/>\nQuesta legge speciale era di soli tre articoli:<br \/>\nart. 1 Il contado del Molise della provincia della Capitanata former\u00e0 una provincia a parte, Campobasso capoluogo.<br \/>\nart. 2 La residenza dell\u2019Intendente (l&#8217;attuale Prefetto) sar\u00e0 Campobasso.<br \/>\nart. 3 Vi sar\u00e0 in Isernia un sottintendente.<br \/>\nCreata la provincia di Campobasso Macchia fu distaccata dalla Capitana e fu aggregata a Campobasso.<\/p>\n<p>Intanto le terre di Macchia passarono in eredit\u00e0 al conte De La Feld che, nel 1908, vendette il piano superiore del palazzo baronale all\u2019amministrazione comunale ed il piano inferiore a privati cittadini insieme ai terreni.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;Celenza Valfortore nella cronistoria&#8221; dr. 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